DON GIOVANNI DI MOLIERE: INTERVISTA AD ANTONIO ZAVATTERI

La settimana scorsa al Remondini di Bassano del Grappa ho assistito alla  rappresentazione del Don Giovanni di Molière, ad opera della Compagnia Gank. Regista e interprete principale della pièce è Antonio Zavatteri col quale ho cercato di approfondire il rapporto  tra l’opera di Molière, andata in scena  per la prima volta  nel 1655, e quella di Mozart con libretto di Da Ponte, che debuttò a Praga il 29 ottobre del 1787.

 

lo spettacolo andato in scena al Remondini si ricollega alla chiusura della stagione della lirica di Bassano del Grappa che si concluderà proprio  con il Don Giovanni di Mozart il giorno 27 dicembre con replica  domenica 30.

 

 

Le azioni sono portate avanti da coppie che si susseguono e la dinamica è spinta da personaggi che in coppia si ritrovano o a un punto di rottura oppure la provocano. Il tutto viene paradossalmente ricucito da Don Giovanni con azioni fintamente positive.

Antonio Zavatteri:  “Prendo spunto dal fatto delle rotture che lui crea: io trovo interessante  che Don Giovani visto e fatto oggi, rispetto al mito di Don Giovanni precedente ancora a quello di Molière, era la storia di una persona immorale che veniva buttata dentro all’inferno con grande godimento del pubblico. Fatta oggi, una cosa del genere, ha un senso un po’ sminuito e credo che assuma un valore in più il fatto che lui sai un libero pensatore, senza per questo santificarlo o renderlo eroico: ha una sua coerenza. La cosa grave è che lui non considera affatto il dolore che provoca negli altri, questa è la sua grandissima colpa. Visto oggi, uno che mette in dubbio dei luoghi comuni o comunque un pensiero comune, non  è del tutto così negativo  e sbagliato. La ottura principe è quella di Elvira che è una donna spaccata.”

 

Sì, sembra una pazza.

“Eh sì, bisogna capire la sua condizione: una persona che è stata convinta ad uscire dal convento per essere sposata e poi, dopo poco, senza nessun tipo di giustificazione, semplicemente perché non gli interessava più w non ci pensava più, non è che la odia, semplicemente pensa ad altro e segue il proprio istinto. Proprio questo fatto delle rotture,  si trova costretto a ripararle perché viene messo al muro ma lui non avrebbe nessun tipo di voglia di affrontare quelle cose lì, vorrebbe occuparsi dei suoi desideri. Anche col padre, lui non si mette a discutere, anche per un fatto di sudditanza e di interesse,  lo dice nell’ultima scena: “io mi rigiro in questo padre di cui ho bisogno.”

 

Al libretto  di Da Ponte pare  che contribuì anche Casanova, che però è una persona realmente esistita. Il libretto di Da Ponte per Mozart fu scritto più di 100 anni dopo il testo di Molière: quali sono le differenze che avete notato maggiormente e che vi hanno fatto riflettere?

“Forse è proprio un clima, nel senso che il Da Ponte- Mozart è comunque gioioso. Credo che sia più dark  quello di Molière, che non so se perché ha qualche tipo di inquietudine e fastidio. Quello di Mozart, per quello che ho visto da spettatore, ho visto quello di Peter Brook  e delle interviste in cui parla appunto di Mozart, lo vedo come atto più gioioso anche per la caratteristica della musica, anche la vicenda parla più di donne. Qui il cielo è il tema ricorrente che tira fuori da se stesso, dal padre, il cielo che lo inghiottirà.”

 

Il registro che avete scelto è quello del teatro di narrazione popolare che coinvolge il pubblico, visto anche che Don Giovanni nella scena del cimitero si aggira per tutta la sala. Quali sono i rischi di una messa in scena fruibile al grande pubblico che però tratta delle tematiche altamente simboliche come in questo caso?

“Noi abbiamo scelto di fare un teatro abbastanza popolare, è la nostra caratteristica; non è un teatro in cui la regia si impone come atto intellettuale e tematico o simbolico perché il nostro gusto corrisponde al fatto di riuscire a coinvolgere nel modo più emotivo possibile, raccontare soprattutto una storia in modo approfondito e se possibile cercare di emozionare ed esplorare. Il grande interesse di questo testo è il dibattito sui due modi di vedere le cose, uno in una sorta di pensiero comune, ben pensiero, di  Sganarello e il suo pensiero che è slegato dal pensiero comune che però crea del dolore eccetera. Il fatto di mettere in campo questi due modi di vedere le cose, di non dare una risposta, questo è stato il nostro grande sforzo. Sicuramente noi cerchiamo di fare un teatro abbastanza limpido e chiaro. Per quanto riguarda l’uso della sala è sempre qualcosa che noi non facciamo perché io non lo amo tantissimo in questo caso  qua non mi  era dispiaciuto a volte ribaltare le prospettive, soprattutto nell’allestimento dove avevamo più possibilità tecniche che abbiamo fatto per 3 settimane a Genova: trasformando il punto di vista, la sala nel primo atto diventa la cripta dove loro vedono lo spettro e nel 5 atto tutta la chiesa corrisponde alla sala.”

 

Don Giovanni  appare ai suoi interlocutori come una persona piacevole e dal fascino accattivante in realtà lui è la negatività del racconto perché attira e provoca scompiglio. Questo spesso accade anche nella realtà: perché chi non si accorge dell’inganno permette che la situazione precipiti, senza dar retta agli avvertimenti del Leporello di turno?

 

“Credo che il fascino abbia a sua importanza, il pensiero slegato a quello comune  è sempre affascinante:”

 

Però lui si esprime con i luoghi comuni: “ti amo”, “sei bellissima”.

“Sì però esprime un fascino e utilizza delle armi, ad esempio l’unica scena reale di seduzione che  vediamo è quella con Carlotta: lì lui ha terreno relativamente semplice perché é una contadina e lui usa l’arma del “voi non siete fatta per stare in questo paese, vi strappo e vi porto con me e vi faccio sognare”.  È un po’ quello che è il sogno di gran parte delle persone, cioè di diventare importanti e famosi.

 

Si ma Carlotta ha davanti un marito che ricerca l’affetto da lei e a sua volta glielo offre implicitamente ed è autentico. L’altro invece pure gli offre qualcosa che però è una bufala. Quello che Don Giovanni le promette, lei ce l’ha già perché il marito non solo le vuole bene…

“Ma infatti per questo lei cerca qualcosa di diverso: vi porterò in un mondo migliore, vi faccio sognare, vi strappo da questo buco miserabile.”

 

Prometti cose impossibili e verrai eletto.

“Esattamente! Carlotta è abbastanza vuota e vedendo questa persona che si propone, evidentemente  ricca, bella è chiaro che si fa abbindolare.”

 

All’arrivo del padre di Don Giovanni c’è il monologo stupendo in cui lui prende le distanze dal suo modo di essere e di agire. Tra l’altro lui risponde arrogantissimo augurando al padre di morire il prima possibile.  Poi arriva Elvira che lo invita a convertirsi e dopo lui e il servo cenano. Il preludio e il sottofondo a tutta questa scena è la “Supplica a mia madre” di Pasolini fatta da Diamanda Galas. Mi spieghi questa scelta, tra l’altro raffinatissima?

“Sinceramente io sono un grosso ascoltatore di musica in generale e metto sempre molta attenzione alla scelta. Non ti nascondo che spesso le mie scelte sono molto più istintive, tra l’altro Diamanda Galas l’ho messa anche nel finale in cui canta una canzone in spagnolo. Mi faccio influenzare da un istinto e dalle sonorità, non volevo  parlare della madre di Don Giovanni, però c’è un fatto familiare, si entra in casa sua, lui è una persona raffinata, è una scelta che viene reiterata.”

 

Quindi ti serve anche per connotare culturalmente Don Giovanni?

“ Sì anche, ma la cosa principale è un fatto uditivo.”

 

Emotività sonora.

“Esattamente. Che poi per me è la cosa fondamentale perché poi, per quanto un simbolo o un significato di un pezzo usato diventi un atto interessante, rimane sempre un fatto intellettuale ma un’emotività sonora  è una trasmissione di emozione e quindi è, dal mio punto di vista, molto più interessante.”

 

Il monologo sull’ipocrisia è micidiale e meraviglioso perché è l’elogio all’impunibilità e all’intoccabilità: “l’ipocrisia ti protegge”.

“Sembra scritto oggi e l’ho lasciato così com’era, tradotto meravigliosamente da Garboli almeno 20 anni fa, traduzione totalmente letterale, lui grande intellettuale e poeta.”

 

Al di là dell’opera immortale di Mozart, sul piano della storia raccontata, qual è oggi il lascito per quanto riguarda i contenuti e quale quello dal punto di vista delle strutture formali e drammaturgiche di cui abbiamo parlato prima?

“Se devo fare un riassunto brevissimo di quello che è il Don Giovanni fatto adesso così forse è il dolore, le fratture che lui provoca, credo che sia la cosa proprio centrale. Secondo me il c entro di tutto è la prima parte della scena di donna Elvira quella è la cosa che proprio mi colpisce in assoluto. A me è piaciuto molto mettere in campo il dolore di una mente, giustamente come dicevi tu,  quasi a pezzi  in mezzo a uno che dovrebbe essere da un’altra parte, apatico e l’altro che nonostante non condivida le azioni di Don Giovanni  si mette a mangiare senza opinione o senza mostrare ed esprimere un’opinione. Questo mi emoziona  molto: una donna lasciata sola nella sua disperazione tra questi due “mostri” perché anche Sgarello non è un santo.”

 

Assolutamente: è pronto a negare tutto appena gira gli occhi. Però la cosa interessante è che lui dice la verità ma la nega: la verità é sempre vista come un valore intoccabile e puro anche punitivo, invece lui sa di dire la verità ma poi la mette sullo stesso piano della menzogna.

“Perché pensa ai  suoi piccoli interessi: rimane scandalizzato ma la prima cosa che dice quando muore Don Giovanni è: “ e la mia paga!?”

 

sito ufficiale compagnia gank

http://www.compagniagank.com/index.html

 

tournèe 2013

 

10/1 Venaria Reale (TO) –
11/1 Cremona – Teatro Ponchielli
12/1 Cremona – Teatro Ponchielli
15/1 Lugano (Svizzera) – Teatro Cittadella
16/1 Lugano (Svizzera) – Teatro Cittadella
17/1 Lugano (Svizzera) – Teatro Cittadella
18/1 Urbania (PU) – Teatro Bramante
19/1 Osimo (AN) – Teatro La Nuova Fenice
26/1 Chiavari (GE)
27/1 Oleggio (NO) – Teatro Civico
28/1 Vigone (TO) – Teatro Selve
29/1 Savigliano (CN) – Teatro Milanollo
31/1 Gualdo Tadino (PG) – Teatro Don Bosco
1/02 Pitigliano (GR) – Teatro Salvini
2/02 Cavriglia (AR) – Teatro Comunale
3/02 Scorzè (VE) – Teatro Comunale
4/02 Tesero (TN) – Teatro Comunale
5/02 Cormons (GO) – Teatro Comunale
6/02 Montecchio Maggiore (VI) – Teatro Sant’Antonio
7/02 Roseto degli Abruzzi (TE) – Teatro Odeon
8/02 Barletta – Teatro Curci
9/02 Barletta – Teatro Curci
10/2 Barletta – Teatro Curci
14/02 Olbia (SS)
15/02 Tempio Pausania (OT)
16/02 Nuoro
17/02 Oristano

 

trailer dello spettacolo

 

“Supplica a mia madre” di  Pasolini interpretata da Diamanda Galas

 

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