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SINFONICA E COLONNE SONORE: INTERVISTA A MATTHEW COOREY

La stagione della sinfonica del Teatro Comunale di Vicenza si è conclusa ieri, martedì 6 marzo, con il concerto nominato “Nunc Initium”. Il direttore artistico dell’Orchestra del Teatro Olimpico, M° Massimiliano Frani, ha strutturato la serata in modo estremamente versatile e coinvolgente: un vero e proprio viaggio tra culture, epoche e immaginari visivi molto differenti , fondamentali nel nostro background multiculturale: mediterraneo, americano ed europeo in genere. La prima parte del programma è stata costituita dal “Pulcinella di Stravinskij”, seguito dalla suite per archi di Bernard Hermann per il capolavoro di Alfred Hitchcock, “Psycho”. L’idea di aggiungere la musica da film in un programma di sinfonica è geniale e moderna: avvicina il pubblico, che risponde con entusiasmo, si permette di far capire che le colonne sonore sono vere e proprie orchestrazioni, composte con criteri che si fondano su una solida base classica e aiutano l’ascoltare ad avvicinarsi anche ad altri tipi di componimenti sinfonici ritenuti generalmente più ostici, come la musica classica contemporanea. Dopo l’intervallo si è proseguito con la suite per balletto che il compositore statunitense Aaron Copland scrisse per la coreografa Martha Graham e con la sinfonia in Re maggiore K 385 di Mozart, conosciuta come la “Haffner”. Un concerto emozionante, ben assortito nel programma e splendidamente eseguito. A dirigere L’Orchestra del Teatro Olimpico, il giovane direttore d’orchestra australiano, M° Matthew Coorey. Nell’intervista che segue abbiamo analizzato il programma della serata e il rapporto tra musica classica e moderna, il rapporto tra musica e sensazioni visive durante le epoche e l’influenza della musica del passato nelle colonne sonore.

 

In questo spettacolo vediamo un percorso storico e culturale lungo i più importanti ambiti musicali. Ogni componimento musicale è rappresentativo della sua epoca. Cosa lega per esempio Mozart a Bernard Hermann?

“Penso che fossero entrambi dei compositori molto teatrali. Mozart fu molto importante nell’opera lirica, dove collaborò con Da Ponte, Hermann è famoso per le sue collaborazioni con Hitchcock, Orson Welles, Truffaut. Questo è il legame più evidente.”

 

 Quali sono le strutture musicali classiche che vengono riprese nella musica contemporanea, anche pop o rock, e che possono essere riconosciute ?

“Penso che sia vero, riguardo alle strutture del pop o del rock: quando si prendono cose passate , a volte,  se le si suonano con strumenti rock, possono effettivamente sembrare musica rock, vice versa se prendiamo della musica rock e la suoniamo con strumenti classici può sembrare musica classica. Jeff Buckley che incise della musica di Benjamin Britten, un compositore inglese, questo non si  legava nel suo album, e sembrava rock, non sembrava musica classica.”

 

Ho  intervistato Ian Paice dei Deep Purple e gli ho chiesto come mai c’è una forte connessione tra l’hard rock e la musica classica, perché molto spesso chi ascolta hard rock ascolta anche molta musica classica.

“È vero, anche chi ascolta molta musica moderna contemporanea spesso segue anche le band progressive, quindi c’è gente che ascolta gruppi come i These New Puritans o i Blur: nel pop c’è una certa relazione nel senso della struttura ma è una domanda alla quale non è facile rispondere alla stampa perché è molto tecnica per molti aspetti, però allo stesso tempo succede così.”

 

 L’ “Appalachian Springs” è una suite ispirata alla musica popolare americana. Abbiamo anche il “Pulcinella” di Stravinskij , tratto da Pergolesi. Quanto la musica classica, contemporanea e la musica folk popolare si sono influenzate nelle epoche passate? Esistevano commistioni e crossover tra generi come adesso o le contaminazioni sono tipiche della nostra epoca?

“È sempre successo durante le epoche: Mozart scrisse il “Rondò alla turca” con uno stile appunto turco, con strumenti percussivi. Quando questi stili arrivarono in Europa i compositori ne furono molto interessati  e li scrissero e li copiarono. Se vediamo all’inizio del secolo, Bartok o in Inghilterra, dove la musica folk era molto popolare e questa musica fu incorporata nelle sinfonie, o anche i canti gregoriani ne “I pini di Roma” di Ottorino Respighi.”

 

Le colonne sonore, spesso, contribuiscono molto al successo di un film. Come avviene che una musica diventa più famosa di un film oppure che diventa conosciuta grazie a una scena famosa? È l’immagine che arricchisce la musica oppure la musica completa l’immagine?

“Immagino che la cosa sia vicendevole. Se prendiamo un film come “Psycho”, il film è famoso ma la musica lo è altrettanto. È una musica fantastica anche se non conosci il film ma se lo conosci è molto emozionante. Penso che sia come ascoltare la famosa suite di Tchaikovskij, “Lo schiaccianoci”: tutta la musica è meravigliosa ma se conosci il balletto puoi proprio immaginare i giochi cinesi o la danza dello schiaccianoci. Se conosci il balletto allora la musica ti sembra più ricca, così in Bernard Hermann: se sai cosa succede in quella scena musicale, hai davvero quella sorta di incubo.”

 

Nella musica da film di oggi ci sono moltissime assonanze con la musica classica: John Williams, per “Harry Potter” si rifà alla “variazione della Fata Confetto” de “Lo schiaccianoci”, a “La sagra della primavera” di Stravisnkij  per “Lo squalo”…

“Esattamente.”

 

Anche Elmer Bernstein: in alcuni componimenti, ha preso ispirazione dalla lirica. Si potrebbe continuare questi esempi all’infinito. Perché i grandi autori di colonne sonore, ancora oggi, attingono dai grandi classici? E come mai l’ispirazione molto spesso arriva proprio dalle suite per balletto?

“Credo che la connessione più evidente sia che la musica scritta per il balletto sia una musica che deve essere accompagnata a uno stimolo visivo, così come accade per i film.”

 

Quanto nella musica classica si percepisce un eventuale bisogno, da parte del compositore, di rifarsi a delle immagini o immaginarsi delle scene e tradurle in musica?

“Penso che in tutte le arti, le ispirazioni arrivino da ogni parte, quindi anche un compositore che scrive musica per film è già influenzato da altra musica o altre opere d’arte ma anche da quello che fa, dove va a passeggiare, cos’ha fatto questa mattina o cosa ha mangiato.”

 

Ma nella musica del passato possiamo notare ugualmente questa necessità di tradurre immagini o scene in musica?

“Penso che quello che lei dice sia vero, che fossero ispirati dalle immagini. Vivaldi ne “Le 4 stagioni” si ispira a delle poesie sulle stagioni. Queste poesie lo hanno molto ispirato perché erano molto visive: descrivono l’aspetto delle stagioni, non solo quello che si vede ma proprio quello che percepiamo fisicamente, letteralmente il caldo e il freddo. Quindi  non solo ciò che vediamo con gli occhi ma anche i suoni dell’inverno o della primavera e l’ispirazione è molto visiva.”

 

Un’atmosfera.

“Esatto: la vita in inverno, in estate, eccetera.”

 

Prima dicevamo che i grandi autori di musica da film si ispirano alla musica classica. Chi sono gli innovatori della musica da film secondo lei o quelli che lei preferisce?

“ Credo che Ennio Morricone sia tutt’oggi un grande compositore. Anche Angelo Badalamenti. John Williams credo che sia decisamente un grande.”

 

Hans Zimmer, James Horner?

“Horner non è un innovatore secondo me: riprende cose vecchie già fatte in precedenza e lo fa molto bene; penso che sia d’effetto ma non sento quella musica come una musica che mi crea stupore, come invece succede se ascolto la musica di “Star Wars”. Anche la musica di ”Schindler’s list” ci sta magnificamente.”

 

John Williams è molto versatile.

“Sì, incredibilmente versatile. Poi se vogliamo parlare dei compositori precedenti, per me Bernard Hermann è il numero uno.”

 

Lei è molto giovane e ha diretto le più importanti orchestre in tutto il mondo. Come si arriva così presto a una tale consapevolezza della musica, che è una materia così complessa e difficile?

“È un misto anche di fortuna, piaccio e non ha importanza se uno sia vecchio o giovane. Oggi c’è una tendenza verso i giovani direttori, ma se guardiamo anche a solo 20 anni fa, direttori che avessero meno di 40 o 50 anni erano una vera rarità, oggi ne hanno anche 20 o 30.”

 

musiche dal programma

 

“Pulcinella” Igor Stravinskij

 

parti della “Psycho” suite per archi Bernard Hermann

 

“Appalachian Springs” Aaron Copland ( qui interpretata proprio da Martha Graham)

 

sinfonia “Haffner” Wolfgang Amadeus Mozart

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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