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al VICENZA PRIDE con ENNIO MARCHETTO

A_qualcuno_piace_carta

 

Pubblico ora l’intervista realizzata con l’artista Ennio Marchetto, ospite al Vicenza Pride Festival. Ennio Marchetto è un trasformista che lavora con la carta e lo spettacolo presentato a Vicenza si chiama “A qualcuno piace Carta”. Marchetto sfrutta la bidimensionalità e l’essenzialità di pochi gesti caratteristici per dare vita sul palco a personaggi reali o fittizi dalla forte iconicità ( la Statua della Libertà, la Venere di Botticelli, la Gioconda), per mescolarli ironicamente tra di loro a un ritmo incalzante e veloce che però non compromette la profondità con cui Marchetto si addentra nei suoi personaggi. Immagini semplici e gesti altrettanto semplici trasformano le sue bambole di carta in personaggi-scena che si susseguono tra loro, a volte senza alcuna logica se non quella del gesto minimale che permette di trasformare Biancaneve in Renato Zero o Elisabetta II in Freddie Mercury. 

 

Questa è l’intervista che ho realizzato con lui

 

Tu è tantissimo tempo che fai questo tipo di studio sulla gestualità e sulla figura bidimensionale. Come mai proprio la figura bidimensionale?

“L’idea mi venne da un sogno. Avevo 20 anni, sognai Marylin Monroe vestita di carta, quindi grazie a questo sogno ho creato la mia vita, il mio futuro e quindi tuttora, ancora, aggiungo qualche nuovo personaggio e vado avanti, non tradisco la carta. Ovviamente con la carta posso fare qualcosa che sta in rilievo come i seni e altre cose ma in genere è uno show piatto perché è questa la carta.”

 

Tu  hai fatto anche degli stage con Lindsay Kemp.

“Assolutamente, ma mi ha dato molto di più vedere i suoi spettacoli che partecipare ai suoi stage perché quello che lui spiegava negli stage era quello che poi vedevi in scena e quindi vedere le sue cose mi ha dato molto di più.”

 

Hai girato tutto il mondo: Festival di Edinburgo, MTV EMA a Berlino, Radio City Music Hall.

60 paesi  più o meno.

 

Negli altri paesi ci sono altri artisti che fanno le cose che fai tu? L’accoglienza del pubblico com’è? Che tipo di rapporto hanno con questo teatro, che è quasi di figura?

“Ci sono pochi trasformisti, diciamo che il trasformista lo trovi magari più nei locali magari gay, ma più un drag queen. Credo che io e Arturo Brachetti siamo gli unici che si distinguono dagli altri facendo una cosa più teatrale e comica: lui è più teatrale, io più comico. Siamo due molto originali.”

 

Chi è la suora francese?

 “Soeur Sourire: è una suora realmente esistita. Nel ’62 questa canzone è diventata una hit in tutto il mondo. In effetti lei è una vera suora che ha lasciato il convento: lei, praticamente, ha svelto che era in fondo lesbica e voleva vivere la sua vita è andata a vivre con la sua compagna e purtroppo hanno avuto una brutta fine perché si sono tolte la vita. Canta questa canzoncina così allegra poi in effetti c’è dietro un dramma allucinante. Hanno fatto anche un film.”

 

Tu sei stato anche a Zelig, che molto spesso viene considerata una fucina di talenti. Però molto spesso chi arriva a Zelig ha già un’esperienza di teatro molto lunga e consolidata. Il rischio del travisamento in televisione: tu hai la percezione che chi non ti aveva mai visto a teatro, attraverso Zelig abbia capito o magari c’è una sorta di misunderstanding?

“Io credo che, intanto, il mio show non viene premiato in tv ma anzi ne perde, sinceramente. Io ero convinto e contento di partecipare a Zelig perché spero che mi porti un po’ più di pubblico in teatro, l’ho fatto per questo, per diventare un po’ più conosciuto e diffondermi un po’ di più anche se dal vero lo show  acquista  100 in tv fa 10.”

 

Ma perché succede? Zelig è una forma teatrale in tv.

“Zelig è basato sul comico di parola, per questo che io mi trovavo un po’troppo spaesato. È che è difficile mettermi in una trasmissione, perché faccio una cosa visiva e non di parola.”

 

Perché nel numero di Whitney Houston il disco è rotto?

“Perché a me, sinceramente, questa canzone troppo melensa, I will always love you, non è mai tanto piaciuta, anche se è il cavallo di battaglia di Whitney Houston. A me è sempre piaciuta di più la versione originale di Dolly Parton, che ha scritto questa canzone e che la canta molto meglio, secondo me.

 

C’è una prevalenza di personaggi femminili, come mai?

“Mah, perché una donna ha il seno, il corpo, la parrucca e anche la carta stessa si presta di più a fare un abitino di carta che non dei pantaloni che mi irrigidiscono le gambe, mentre dietro al costume di donna ci si può muovere di più, quando invece ho i pantaloni dritti, le gambe sono dritte, non mi muovo.”

 

Tu sei veneziano però in questo spettacolo hai dedicato un momento a Napoli.

“L’ho fatto perché sono andato a Napoli, in gennaio- febbraio e allora trovavo giusto andare a Napoli con almeno un personaggio napoletano. Siccome l’unica maschera della commedia italiana che ho (Pulcinella con Arlecchino sono i due personaggi maschera più famosi)  allora l’ho tenuto anche per lo show.”

 

I napoletani sono protezionisti, che accoglienza hai avuto?

“Buona, buona. Purtroppo a teatro vanno a vedere  solo le cose napoletane, questa è la verità e vanno a veder ei loro personaggi  perché sono attaccati alla loro cultura e alla loro tradizione, si fa fatica a portare delle cose nuove però ho avuto una grandissima risposta.”

 

La figura del papa: Ratzinger, la colomba nella gabbia, questa figura anche retorica della Chiesa, come si lega con i personaggi dello spettacolo, del folklore, della cultura? La Chiesa qui non è il papa, è il potere, l’istituzione.

“Ti dirò, ci è venuto in mente di fare le colombe perché quando una delle ultime volte ha aperto la sua finestra ha fatto volare le colombe. Solo per questo ci è venuta l’idea di poterla utilizzare, e quindi “Vola Colomba”. Il papa che diventa un ibrido tra la Pizzi e papa ci sembrava una cosa comica.”

 

Quindi non c’è una cosa concettuale tra il potere e i personaggi, un legame di qualche tipo.

“No, assolutamente. Ognuno può percepire o capire ciò che più pensa. Magari, a volte, in questo contesto mi piacerebbe fare un discorso sull’omofobia ma quello che io posso dire già lo dico un po’ con la libertà di me stesso in scena.”

 

Anche perché non essendo un teatro di  parola ma un teatro di figura, chiaramente, tutto ciò che vediamo è estremamente simbolico e si presta anche a delle interpretazioni iperboliche.

“Esatto.”

 

Doris Day, Dolly Parton, ma anche la Statua della Libertà, La Venere di Botticelli, tutte queste figure femminili meravigliose che tu tiri fuori, simboli femminili irraggiungibili, irreali.

“La libertà di essere quello che si è per esempio.”

 

Però sono delle figure a cui viene attribuita una femminilità di qualche  tipo. Perché noi tutti, uomini e donne ci incontriamo, scontriamo, le incrociamo e ci dobbiamo misurare con delle figure distanti irraggiungibili di donna?

“Mah sai io devo avere dei personaggi femminili che più o meno tutti un po’ conoscono, la Botticelli perché è uno dei quadri più famosi di nudi e trovo che sia bellissimo il collocamento di “Non sono una signora”, lo trovo molto comico e quindi distruggo un po’ questa cosa della bellezza del quadro che diventa la Bertè che non è certo il simbolo della femminilità, adesso. Poi la Libertà perché Liza Minnelli canta “New York New  York”. A volte c’è un pubblico che dice: “l’America, l’America, la libertà”… e invece l’America non è certo un paese modello. Ma non è per l’America ma perché Liza ha una canzone che  a me sta bene porla alla fine dello show. In fondo cerco di prendere un po’ in giro questi personaggi e diciamo che li uso proprio solo perché sono famosi e perché il pubblico riconosce le canzoni. Poi ovviamente sono icone perché il mio show è pieno di icone.”

 

 

Siamo nell’ambito del Vicenza Pride, perché c’è questa idea che la persona  gay si ispiri a delle icone femminili? Sembra quasi che l’omosessuale maschile sia un po’ il custode di tutte queste signore. 

“Eh cosa vuoi, i gay amano certe figure come Liza o Tina, che poi io non è che ho così molto “moderno”, ho  un repertorio anni ‘70- ‘80, di figure che hanno fatto la storia della musica. I gay amano i personaggi molto esagerati, colorati, che fanno video forti, personaggi che hanno una forza diversa. Per quello i gay amano i personaggi come questi.”

 

che poi sono  donne che hanno riscattato altre donne.

“Si si.”

 

Volevo chiederti: sono rimasta molto colpita da questo tuo movimento delle mani, che è quasi danza.

“Si ma non so spiegarti: mi viene naturale.”

 

Non c’è uno studio dietro  a questa fluidità del gesto? È di un eleganza!

“Grazie. Tanti pensano che sia un ex ballerino, invece no: io non ho mai studiato, sono autodidatta, ho lavorato tanto, sono al mio 24esimo anno di lavoro, quindi posso dirti che col tempo sono migliorato, mi sono plasmato, mi sono dato una certa sicurezza, ho partecipato a tanti festival, ho avuto tanti pubblici diversi e ormai vado a ruota libera ovunque mi trovo. Tutto è fatto con passione.”

 

Un’ ultima domanda: io sono molto attratta, quando guardo gli spettacoli, anche di musica, dall’ombra.

“Beh credo che soprattutto il mio spettacolo con le silhouette dei personaggi  è fantastico, pero non potrei mai pensare un’ombra cinese come show.  Però è bellissimo vedere le ombre, è vero,  perché sono proprio i personaggi.”

 

Sì, è l’essenza!

“Sì , perché in effetti è quello che resta al di là di me, dietro.”

 

 

Ennio Marchetto interpreta Madonna in “Vogue”

 

sito ufficiale dell’artista

http://enniomarchetto.com/

 

 

 

 

 

 

 

 



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