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RECENSIONE “DOLORES” DELLA COMPAGNIA MIMULUS

 

20 minuti di applausi venerdì sera al Teatro Comunale di Vicenza per lo spettacolo “Dolores” portato in scena in prima nazionale, unica data italiana, dalla compagnia brasiliana Mimulus di Jomar Mesquita.  Incentrato sui balli da sala latino-americani, lo spettacolo omaggia i film di Pedro Almodovar, a partire dalle canzoni: “Volver “ o la celebre “ Cucurrucucu Paloma”, o addirittura assenza di musica, quando gli artisti in scena danzano solo a ritmo di palmas. Vediamo passione, ironia, esagerazione, dinamicità, dove donne in crisi di nervi conclamata sono protagoniste strapazzate, scaraventate, omaggiate, amate e sconvolte. In un volteggio senza soluzione di continuità, le protagoniste  di questo  spettacolo sono sostenute e abbandonate dai loro compagni e Mesquita ci mostra come la coppia sia un evento della vita che si trasforma quasi in luogo, un ambiente interiore che permette di esprimere degli stati d’animo che sono già insiti in noi, come avviene quando i danzatori si esibiscono senza l’accompagnamento del partner, creando immagini che si riferiscono alle coreografie di coppia. In questo spettacolo, come nel cinema almodovariano, vediamo che i sentimenti non hanno una a collocazione morale e quando questa viene esposta é per fini scenici di matrice ironica e grottesca. Il dialogo infatti non è solo tra uomo e donna ma tra uomo e uomo, donna e donna, ma anche con se stessi. È un’umanità incendiata e poetica quella che vediamo in “Dolores”, raccontata tramite gesti e passi sofferti e bellissimi, grazie ai quali la tradizione popolare del ballo da sala si fonde con l’iconografia cinematografica accennando anche a quella degli spettacoli drag, già trattati in “Tacchi a spillo”dove, di solito, si canta in playback e l’interpretazione gestuale è più rilevante.  Una pièce piena di feticci, primi tra tutti i capelli, che diventano elemento scenico dominante in certi momenti: tormentati, strappati, acconciati, ritorti, usati per esprimere inquietudine, maschilismo, dominanza, ma anche fragilità. Interessante l’uso della tripolina, fissa davanti alla ribalta del palco e che crea una quarta parete fisica ma concettualmente fittizia, poiché il pubblico è estremamente coinvolto in questo spettacolo.  La tripolina crea una separazione immaginata, i danzatori la usano per affacciarsi ed esporsi al di fuori di ciò che avviene in scena, quasi a simboleggiare il desiderio di evasione da tutto quel tormento, una fuga al di fuori di questi sentimenti così devastanti. Lo spettacolo è costruito su canzoni famose che si susseguono senza una logica ritmica o armonica, in quanto vengono tagliate di netto  senza rispettare il fraseggio musicale.  Questa scelta stilistica aumenta la bellezza di questo spettacolo perché ne sottolinea l’impatto emotivo: se l’amore e la passione hanno molteplici aspetti, dei raccordi di questo tipo, nel commento musicale, sottolineano l’essenza sfaccettata e infinitamente poliedrica dell’animo umano quando si trova a dover fare i conti con sentimenti trascinanti. Pur basandosi sulla tradizione sudamericana, Mesquita riesce a dar corpo alle contaminazioni con la danza contemporanea grazie alla messa in scena di momenti coreografici più estranei  a ciò che viene mostrato fino a quel momento, con l’utilizzo di luci stroboscopiche e della musica etnica di ricerca degli Afro Celt Sound System, gruppo di world music del “giro” di Peter Gabriel.

 

Dopo lo spettacolo, la Fondazione del TCVI ha organizzato una vera e propria festa nel foyer del teatro, dove i danzatori si sono intrattenuti per ballare col pubblico e insegnare i passi base dei balli latini. Una partecipazione calorosissima da parte dei presenti, che hanno potuto vivere un momento entusiasmante a strettissimo contatto con artisti di fama internazionale all’interno del nostro teatro, diventato vero e proprio luogo d’incontro tra i cittadini e gli artisti ospiti. Questa idea di usare la struttura del teatro per la condivisione e il contatto diretto con gli artisti è centrale perché lancia un messaggio secondo il quale la cultura è partecipazione e coinvolgimento. Il contatto diretto con gli artisti offre loro un riscontro immediato e tangibile da parte del pubblico, che diventa protagonista consapevole e attivo, ritrovando interesse e vivacità nei confronti delle espressioni artistiche.

 

Info sui Mimulus

http://mimulus.com.br/

le canzoni dello spettacolo:

Cucurrucucu Paloma – Thomás Mendez
Encadenados – Carlos Arturo Eritz y Lucho Gatica
Gorrión- Dino Saluzi
Soy Infeliz – Ventura Rodrigues
Moquito a Moco – Pedro Almodovar y Fabio MacNamara
En El Último Trago- José Alfredo Jimenez Sandoval
Espérame en el Cielo, Corazón – Francisco López
I Woke Up – Nicolette
La Cumparsita – Mateos Rodrigues
Concierto para Bongo – Dámaso Pérez Prado
Ne Me Quite Pas – Jacques Brel
Sufre como yo – J.M.Follonosa/A. Pla Alvarez
Once I Loved – Vinícius de Moraes/ Antonio Carlos Jobim/ Gilbert R.
Whirl – Y – Reel 2 – Simon Emmerson / Davey Spillane
Piensa en Mi – Agustín Lara
Raquel – Alberto Iglesias
Volver – Carlos Gardel y Alfredo Le Pera

trailer dello spettacolo e alcune canzoni

 

 

 

 

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