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TITANIC 15 ANNI DOPO LE TORRI, MAGHETTI, VAMPIRI, OBAMA E I-PHONE

Titanic rivisto in 3D non aggiunge molto in spettacolarità alla versione tradizionale uscita ormai 15 anni fa. L’emozione che suscitano quelle immagini deriva dal rivederlo al cinema, che credo sia il suo ambiente naturale. Al di là di tutte le disamine tecniche, delle ricostruzioni e delle ultime scoperte, riportate dettagliatamente da vari servizi, alcuni veramente straordinari, offerti da National Geographic  (sia magazine che canale tv) e History Channel,  senza contare l’infinità di siti e canali generalisti che ne stanno parlando, credo che la forza di questo film stia nell’idea semplice che Cameron stesso ha sintetizzato quasi superficialmente: Romeo e Giulietta sul Titanic. Anche se Romeo e Giulietta appartenevano allo stesso rango sociale, cosa che qui non avviene.

Quando si esprimono idee così ridotte e le si mettono in atto, nei linguaggi artistici, spesso non si è consapevoli di tutte quelle implicazioni culturali che sono radicate in noi e che ci portano a sviluppare una storia  in un determinato modo, che è condizionato da retaggi culturali tipici di un certo luogo. Il successo di Titanic non è poi così diverso da quello di Harry Potter, sebbene Titanic, non facendo parte di una saga, sia riuscito a entrare nell’immaginario collettivo grazie anche a immagini che poi non si sono disperse e diluite negli anni tramite episodi da cine-serie. L’autrice di Harry Potter non si è inventata nulla di nuovo, così come ha fatto Cameron. Hanno ripreso delle realtà culturali ben radicate nell’immaginario dei propri paesi di appartenenza. La Rowling ha ricalcato pedissequamente  tutta  la cultura del romanticismo anglosassone incentrandola sull’eroe dikensiano, il bambino sfigato che non si capisce per quale motivo debba essere prescelto. Cameron invece, provenendo da un paese culturalmente più povero di storia, si è affidato all’immagine moderna di sogno, qualcosa di più materiale, che viaggia sul filo del classismo e del riscatto sociale personale, tramite il coraggio di soverchiare certi dettami come il conformismo e di andare contro tutto, affrontando la morte, per poi rinascere.

 

Titanic torna dopo 15 anni, per il centenario dell’affondamento. Ma nel frattempo, facendo riferimento alla cultura americana che poi è anche la nostra, ci sono stati dei fenomeni che hanno cambiatola nostra percezione nei confronti della presentazione di certi modelli di dinamiche comportamentali ed estetiche rappresentati nei film e che probabilmente hanno cambiato il gusto di almeno una certa parte di pubblico. le torri sono crollate, ci sono stati l’I-pod, l’ I-phone e l’I-pad , Obama, con tutto quello che rappresentavano e rappresentano tuttora.  Al cinema e in tv ci siamo ritrovati invasi da una saga dove abbiamo visto un ragazzino crescere sotto gli occhi del mondo, grazie a un personaggio che è francamente molto meno affascinante dei suoi avversari , da vampiri vari e da innumerevoli serie teen dalle più conformiste come Dawson’s creek a quelle “esoteriche” come Buffy dove i giovani vivono in un mondo autoriferito in cui gli adulti sono gli intrusi. Insomma abbiamo assistito a una ulteriore differenziazione del prodotto televisivo e cinematografico, destinato ai giovani quasi come se li si volesse tenere sotto a una cappa in cui loro sono gli incompresi, il mondo degli adulti non li riguardasse, loro non invecchiano mai e il massimo della trasgressione è un morso sul collo ma il vero tabù rimane l’insuccesso scolastico. I nuovi eroi dei teen movie e serie tv non si evolvono. E quando si evolvono, perché le serie arrivano a un numero elevato di stagioni, diventano noiosissimi più di quanto non potrebbero essere gli adulti imborghesiti e conformisti dai quali loro, in teoria, dovrebbero ribellarsi.

 

Per Titanic non è così. Il successo del film, inizialmente era dato anche dalla curiosità che un emergente Leonardo Di Caprio suscitava nelle ragazzine, orfane di River Phoenix. Tuttavia Titanic è tutt’altro che un teen movie.  È vero che la storia parla di due adolescenti ma è anche vero che questi protagonisti  conducono una vita non diversa da quella che fanno gli adulti o gli anziani che appartengono al loro stesso ceto sociale. Titanic mostra chiaramente ciò che è come è: la nave ha un valore simbolico fortissimo, è vita e al tempo stesso morte ed è essa stessa viva. La nave è anche una sorta di satellite lontano dal mondo della terra ferma, parzialmente isolato ma al contempo un concentrato di tutte le stratificazioni sociali che vengono vissute quotidianamente. È ancora così: sulle navi sono presenti tutti gli strati della società, culturali ed economici. Oggi più economici che culturali.

 

La cosa interessante di Jack e Rose, che risalta particolarmente nelle scene tagliate che caratterizzano maggiormente i  due personaggi (e che se incluse nella versione definitiva del montaggio avrebbero contribuito a capire meglio alcune situazioni) , mostrano un Jack molto più focoso e anche violento e una Rose molto più irrequieta e sanguigna, simile per carattere al suo compagno e che, molto democraticamente, la classe agiata che ha accesso alla cultura non è necessariamente più lungimirante e intraprendente di quella meno abbiente. Cal, il fidanzato di Rose, è il magnate dell’acciaio che ha fornito  il materiale per la realizzazione della nave ma non sa riconoscere i cambiamenti culturali che determineranno il tempo a venire ( Picasso non sfonderà mai), ha una mentalità rigida, ottiene sempre quello che vuole, deve sempre vincere in un modo o nell’altro e la sua fidanzata è per lui un oggetto di sua proprietà. Sopravive alla sciagura ma si suicida nel ‘29 . Jack invece è uno che non sa quale sarà il suo futuro, ma il suo spirito di osservazione nei confronti del mondo lo porta a integrarcisi perfettamente, in qualsiasi situazione. È un personaggio dinamico e versatile, non affronta il disastro con codardia come fa il suo rivale in amore, lo fa cercando delle soluzioni funzionali al momento, usando un’intelligenza creativa che lo valorizza. In mezzo c’è Rose. Intrappolata in una gabbia dorata dove i doveri sono mortificanti per qualsiasi essere umano e per una donna specialmente. Ricorda le protagoniste di “Monalisa Smile”, votate alla ricerca del marito perfetto da trovare all’università, che non serve a nulla se non per quello. Rose rinuncia a tutto e facendolo è come se morisse, perché si espone a un rischio, mette in gioco la sua appartenenza sociale, che per una donna dell’epoca, e forse non solo allora, è come morire. Lo fa per rinascere però, e per farcela da sola, perché il diamante non l’ha mai venduto. Lei non possiede nulla di Jack se non se stessa e non sarebbe quella che è stata se non avesse incontrato lui. Rose ha scelto di essere come Jack per poter essere libera di decidere della sua vita e di mettere in atto appunto delle scelte. Questo è tipico dell’America e nella filmografia americana, sebbene tradizionalmente incentrata sulla forza fisica maschile, prima nei western poi nei film di spionaggio e successivamente nei film di fantascienza, i catastrofici eccetera, negli ultimi 20 anni si è sviluppato tutto un filone, soprattutto anche nei film di animazione ( “La bella e la bestia”, “Pocahontas” o anche “Polar express” e tantissimi altri) dove è la donna il perno del cambiamento coraggioso attorno al quale la situazione orbita e si evolve in maniera costruttiva e significativa.

 

La straordinaria attenzione suscitata nel pubblico da questo film è chiaramente multifattoriale: non è soltanto la storia d’amore ma soprattutto l’ambientazione e la ricostruzione dell’evento. Quando uscì il film era plausibile che ci fossero ancora in vita dei superstiti ( se non ricordo male ce ne erano ancora alcuni) quindi il disastro era ancora possibilmente memoria e non storia. Una memoria distante ma ancora raccontabile in prima persona, ambientata in un contesto ricostruibile perfettamente grazie al cinema e vivibile addirittura da chi, quasi un secolo prima, quel contesto lo aveva sperimentato direttamente. Una memoria  che si stava allontanando, sfuggente ma veramente a portata di mano. Questo è uno degli elementi di fascino. Un altro è che, appunto, la navigazione è un’attività che fa parte dell’uomo da sempre e che coinvolge tutti perché rientra in un immaginario radicatissimo nelle varie culture. L’aereo è troppo recente rispetto a un qualsiasi mezzo natante che per migliaia di anni è stato praticamente l’unico simbolo e mezzo d’esplorazione, decantato da poeti epici di qualsiasi tradizione, sia mediterranea che scandinava. Con tutti i rischi che comporta, come abbiamo visto recentemente, anche al giorno d’oggi non differentemente dalle epoche passate. Un altro elemento è l’assoluta fiducia nella tecnologia, glorificata magnificamente da Cameron nella fantastiche scene della sala macchine e delle eliche in funzione o più semplicemente nell’esaltazione estetica di un oggetto che era frutto dell’ingegno di un’equipe di progettisti che hanno fatto tutti i calcoli e i disegni a mano. Anche oggi ci chiediamo come possano esser possibili certi incidenti, in ogni campo della scienza, dalla meccanica alla medicina, proprio perché stiamo vivendo una nuova età dall’innocenza.

E poi ci sono il coraggio e la bellezza. La bellezza intesa come ricchezza economica in antitesi con quella umana, dell’intelligenza e appunto del coraggio. Il coraggio di spostarsi umanamente da una bellezza confezionata e prestabilita dai canoni dell’alta società a quella più insondabile, misteriosa: lo spirito umano che può passare anche attraverso  il benessere economico ma che può esprimersi  tramite altre vie che si biforcano davanti a un disastro, vissuto come l’unica opportunità di cambiamento.

 

Titanic è la forza dell’uomo statunitense che regge un paese: un uomo moderno, incosciente, che non guarda al futuro ma al momento vissuto in quell’istante, “ al valore di ogni singolo giorno”, decidendo come vuole essere rinunciando a come è, perché questo essere è in realtà un non essere.  Titanic è quasi un film d’epopea e i suoi protagonisti, Jack e Rose, ricordano un po’ Rossella ‘O Hara e James Dean ne “Il gigante”, personaggi reali e spesso discutibili ma che hanno creato qualcosa di concreto. I due ragazzi sono la stessa persona, rappresentano il presente e il possibile futuro di una nazione che è sorretta da tanti Cal, il fidanzato ufficiale, ma che va avanti e si evolve con altrettanti Jack e Rose, due ragazzi che nella finzione cinematografica già lanciavano uno dei messaggi più creativi e costruttivi: siate affamati, siate folli.

 

 

scene tagliate:

 

 

 

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