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RECENSIONE “ALMANYA-LA MIA FAMIGLIA VA IN GERMANIA”

Questa pellicola cavalca la moda degli ultimi annidi fare film sull’immigrazione e il modo di vivere il melting pot. È divertente e poetica. Ad alcuni non è piaciuta perché lo hanno trovato un po’sdolcinato. Io invece l’ho trovato commovente senza essere troppo retorico. La storia è quella di un turco dell’Anatolia, immigrato in Germania, raccontata dalla nipote al cuginetto più piccolo. È una storia banalissima che poteva essere rappresentata anche da personaggi provenienti dal Sud Italia. La situazione è la stessa: abitanti di un paesello chissà dove, giovani, poveri ma belli che si amano e che si sposano dopo una fuga, 3 figli, in 5 in una stanza, lei a casa e lui a spaccarsi la schiena come operaio. Negli anni ‘50 la Germania cerca manodopera e la cerca in quei paesi dove c’è gente che ha bisogno di lavorare: Italia, Grecia, Turchia. La regista ironizza anche sul Polo Nord. Il capofamiglia arriva in Germania e per un gesto di cortesia nei riguardi di chi sta con lui in fila, travalica la frontiera come milionesimo –e uno- immigrato. Perdendosi privilegi e congratulazioni. L’impatto principale è quello condiviso da tutti: la lingua. Per fortuna ci sono gli interpreti.  Come tutte le famiglie, chi sta a casa riceve i soldi di chi è via per lavorare. Quando si torna al paese, si ritrovano i problemi: il preside della scuola chiama i genitori perché il figlio maggiore non va a scuola.  Qui si presenta il primo segno di integrazione: ci si trasferisce in Germania, lì le regole sono ferree. Amici e parenti offrono regali di saluti e raccomandazioni che ricordano moltissimo la scena con Totò e Peppino in “Totò Peppino e la Malafemina”, che arrivano a Milano con il colbacco e le pellicce ad aprile, “vestiti da milanesi”. Il modo in cui viene trattata la religione è dissacratorio ma molto divertente, se guardato da un altro punto di vista: i tedeschi pregano davanti a una croce di legno dove c’è Gesù con i chiodi che sanguina morente. Immagine che terrorizzerà i sogni del secondo figlio della coppia protagonista. Quando giungono in Germania la visione della vita quotidiana è per loro curiosa e bislacca: perché i tedeschi portano a spasso cani a cui hanno segato le gambe, legati a una corda? I cani non possono andare a passo per conto loro? La dirimpettaia in grembiule che lava le scale è per loro mezza nuda, la tazza del water  è improponibile: non ci si può appoggiare su un coso così. Nasce l’ultimo dei quattro figli, e nasce tedesco. Quando si ritorna al paese, però, ciò che prima era così familiare e che rappresentava la sicurezza e la regola che scandiva il vivere quotidiano, diventa poco sopportabile. Tutto il film è un continuo flashback tra l’età giovane dei due protagonisti, i nonni,  e l’età attuale, dove vengono raccontati il modo di vivere la morte, il rapporto tra le radici, che non si perdono mai ma che vengono vissute in modo diverso, perché ormai si è sia tedeschi che turchi. Un film meraviglioso, corale, dove i retaggi culturali previsti dai cliché, che dovrebbero essere vissuti in modo più intransigente dagli anziani, vengono smontati e sono visti come àncora dalle generazioni più giovani; un film dove lo spirito della gente è quello del singolo perché ogni singolo è il frutto della cultura e delle genti che lo hanno preceduto, ma anche dell’ambiente in cui si è formato. Scena del funerale meravigliosa come quella finale, che ho trovato di una poesia altissima, molto teatrale, delicatissima nell’esprimere non solo i sentimenti che viviamo nei confronti dei nostri cari, ma anche quelli che chi ha radici forti vive per conto proprio e in condivisione con la famiglia. Ma anche, e soprattutto, un invito a guardarsi dentro, a parlare con se stessi con indulgenza e affetto perché quello che siamo stati noi è un po’ quello che saranno nostri successori.  Il film è scritto dalla regista ( che tra l’altro ha firmato anche la sceneggiatura  di un episodio della fortunata serie tedesca “Kebab for breakfast”) insieme alla sorella. Attori meravigliosi, diretti con grazia, ironia e delicatezza. Visione consigliatissima.

 

trailer italiano e  video tratto dal film ( sito movieplayer.it)

 

 

 

 

 

 

(scheda film da wikipedia)

 

Titolo originale Almanya – Willkommen in Deutschland
Paese Germania
Anno 2011
Durata 101 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia, drammatico
Regia Yasemin Samdereli
Soggetto Yasemin Samdereli, Nesrin Samdereli
Casa di produzione Roxy Film
Musiche Gerd Baumann
Interpreti e personaggi

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